Quanto incide l’impiego dei classici pannolini usa e getta sul quantitativo dei rifiuti prodotti da una famiglia ed in un territorio? La risposta come ovvio attendersi è come già ampiamente dimostrato da numerosi studi è TANTO.

Sinteticamente infatti i quantitativi di rifiuti di tale origine mediamente prodotti ed avviati in discarica nel nostro paese risultano i seguenti:

  • 400 kg*anno per bambino (per i primi tre anni di vita);
  • 2.000 kg*anno per struttura tipo asilo nido (ospitante circa 10 bambini contemporaneamente).

La somma delle sole due voci sopra indicate comporta quindi una produzione di rifiuti che può incidere nell’intervallo 2-5% rispetto al rifiuto totale avviato a smaltimento per territorio (per meglio comprendere circa 40 tonnellate*anno per un comune di 10.000 abitanti).

Oltre a questo vanno aggiunti i seguenti quantitativi legati alla stessa tipologia di rifiuto:

  • sino al 5-10% del rifiuto totale avviato a smaltimento in discarica in comuni ospitanti strutture quali ospizi e case di riposo (ossia circa 70 tonnellate*anno per un comune di 10.000 abitanti).

A fronte di tali quantitativi di tutto rilievo è pertanto legittimo e doveroso considerare l’alternativa fornita dai PANNOLINI COMPOSTABILI.

Ad oggi infatti sono presenti sul mercato prodotti di questo genere che garantiscono la stessa comodità e funzionalità dei corrispettivi usa e getta ma che a differenza di questi ultimi risultano più salubri per l’utilizzatore (in funzione dell’impiego di materiali di origine naturale in sostituzione dei derivati del petrolio) e decisamente eco sostenibili.

Inoltre, sebbene il costo dei pannolini compostabili sia ancora nettamente superiore a quelli usa e getta (mediamente € 0,35 per i compostabili contro € 0,25 per gli usa e getta), è evidente che la possibilità di destinazioni diverse dalle discariche consente di ottenere economie per la collettività che in alcuni casi sono tanto significative da ripagare completamente il maggior costo d'acquisto. A titolo puramente indicativo alcune considerazioni:

  • sul territorio nazionale il costo medio di avvio a smaltimento in discarica e di circa il 40% superiore al costo di avvio a recupero del materiale compostabile (impianti di recupero FORSU, impianti biogas etc.). Sono pertanto numerosi i territori in cui l’avvio a compostaggio dei pannolini prodotti può ripagare la collettività del maggior costo d’acquisto sostenuto (sino a € 0,05*pannolino) oltre che incidere positivamente sulla percentuale di raccolta differenziata in quel territorio;
  • nettamente più significative sono le economie derivanti dalla pratica del COMPOSTAGGIO DI COMUNITA'  CON IMPIEGO DI COMPOSTIERE ELETTRICHE ED ELETTRO MECCANICHE di tali prodotti sia per utenze domestiche che per utenze non domestiche (quali asili nido et al.) in questo caso pari esattamente al costo di smaltimento in discarica evitato (sino ed in alcuni casi superiore ad € 0,10*pannolino) oltre alla ulteriore valenza ambientale in termini di riduzione dei quantitativi di rifiuti prodotti che si evita in tal modo di immettere nel ciclo di gestione.

L’impiego di tali prodotti inoltre ben si presta nei territori laddove attivi sistemi di raccolta domiciliarizziata di tipo PORTA A PORTA, sempre più diffusa nel territorio nazionale, infatti:

-        la possibilità di conferimento dei pannolini compostabili usati congiuntamente alla frazione UMIDA (previa verifica compatibilità e nulla osta impiantistica di destino) soddisfa maggiormente l’utenza in quanto la frequenza di raccolta di tale frazione risulta mediamente maggiore rispetto alla frequenza di raccolta del rifiuto destinato in discarica (i.e. SECCO RESIDUO);

-        è possibile inoltre prevedere ulteriori economie, in territori ove incentivato l’utilizzo di pannolini compostabili, legate al non dover attivare servizi integrativi e dedicati in via esclusiva alla raccolta pannolini/pannoloni usati;

L’utilizzo di pannolini compostabili inoltre risulta un’ottima soluzione anche nei territori ove adottati sistemi di TARIFFAZIONE PUNTALE (ossia laddove una parte della tariffa è commisurata al quantitativo di rifiuto conferito al sistema di raccolta dalla singola utenza). E’ pratica sempre più diffusa, infatti, l’adozione di sistemi di tariffazione che tengono conto unicamente del numero di svuotamenti (o pesate) della frazione SECCA RESIDUA. Tale scelta, giustificata dall’adesione al principio comunitario “chi più inquina più paga”, ha però come ovvio inconveniente quello di esercitare maggiore pressione economica sulle utenze dove sono presenti bambini e/o anziani ossia sulle famiglie utilizzatrici di pannolini/pannoloni. Incentivare pertanto l’utilizzo di prodotti compostabili ossia conferibili una volta utilizzati su matrici rifiuto diverse dal SECCO RESIDUO o addirittura AUTOCOMPOSTABILI consente di alleggerire tale pressione a carico delle famiglie e di azzerare le penalità legate alle esigenze immodificabili, in quanto fisiologiche, di tali categorie di utenze. Ricorre inoltre la considerazione precedentemente esposta secondo la quale il conferimento alternativo dei pannolini su matrici di rifiuto recuperabili o addirittura autocompostabili concorre a creare economie per la collettività che possono quindi essere reimpiegate quali incentivi o sgravi economici per l’adozione di tali prodotti (starter kit di pannolini compostabili per i nuovi nati, sgravi fiscali/tributari per utenze utilizzatrici, meccanismi di premialità per l’autocompostaggio etc. etc.).

Occorre però a questo punto precisare la differenza che intercorre tra la dicitura biodegradabile e compostabile. Un prodotto biodegradabile non è infatti automaticamente anche compostabile.

Per fare chiarezza, richiamiamo le definizioni fornite dalla norma EN 13432:2002: può dirsi biodegradabile qualsiasi materiale che possa essere scomposto da batteri, luce solare e altri agenti fisici naturali, in composti chimici semplici come acqua, anidride carbonica e metano (quantitativamente con un metodo di prova standard tipo EN 14046 anche pubblicato come ISO 14855: biodegradabilità in condizioni di compostaggio controllato). Un processo che coinvolge una moltitudine di materiali ma che può prevedere per ogni elemento un suo tempo, anche lungo, di degradazione. La normativa europea stabilisce però dei paletti. Per essere definito biodegradabile un prodotto deve decomporsi del 90% entro 6 mesi.

Si definisce invece compostabile (trasformabile in compost, un concime naturale) quel materiale che non solo è biodegradabile ma anche disintegrabile (caratteristica misurata con una prova di compostaggio su scala pilota o reale EN 14045) e il cui processo di decomposizione avviene in meno di 3 mesi.

Oltre questo i prodotti compostabili devono garantire:

  1. Assenza di effetti negativi sul processo di compostaggio;
  2. Bassi livelli di contaminazione ossia livello in metalli pesanti al di sotto di valori massimi predefiniti ed assenza di effetti negativi sulla qualità del compost (esempio: riduzione del valore agronomico e presenza di effetti ecotossicologici sulla crescita delle piante). Una prova di crescita di piante (test OECD 208 modificato) è eseguita su campioni di compost dove è avvenuta la degradazione del materiale di prova.
  3. Altri parametri chimico-fisici possono essere valutati, che non devono differire dal compost di controllo dopo la biodegradazione sono: pH; contenuto salino; solidi volatili; N; P; Mg; K.

Sono pertanto compostabili solo quei prodotti che hanno tutte le caratteristiche summenzionate.